Native Americans in Wyoming

Benché il Wyoming presenti un’unica riserva indiana – Wind River Indian Reservation – la sua entità è importante anche per essere la settima Riserva degli USA per estensione territoriale, comprendente terre e risorse d’acqua in 9,147.864 km².

Il Forte Washakie – all’origine chiamato Camp Augur avamposto militare nel 1869 poi Camp Brown nel 1870 – richiama alla memoria il Capo Indiano della tribù Shoshone, Washakie. Il nome fu dato nel 1878 ed il forte operò fino al 1903. E’ l’unico ex avamposto militare statunitense che porta il nome di un Capo Indiano. Le sue prodezze in battaglia, i suoi contributi alla pace ed il suo impegno per il benessere del suo popolo lo resero tra I più rispettati leader della storia dei Nativi d’America. Alla sua morte nel 1900 divenne l’unico Nativi Americano al quale si riservò l’onore di un funerale militare.

Il Capo Washakie fu uno dei protagonisti del Trattato di Fort Laramie del 1851, al quale si recò con una groppo di Shoshone. Fino alla sua morte fu considerato dai rappresentati del Governo Americano il Capo della tribù degli Eastern Shoshone.

Il nome Washakie sembra essere strettamente collegato con la sua tattica di battaglia. Si narra di come washakie si presentasse con una grande serpente la cui pelle tirata e gonfiata veniva applicata su una pelle di bisonte che si ergeva a vessillo su un bastone. Washalie portava questo vessillo in battaglia per spaventare i cavalli del nemico. Da qui il nome “The Rattle” o “Gourd Rattler”, oppure un’altra traduzione di “Washakie” é “Shoots-on-the-Run.”

La The Chief Washakie Foundation fu fondata nel 2004 a supporto dei programmi educativi e di ricerca per la storia e le tradizioni culturali degli Shoshone e degli Arapaho del Wyoming centrale e s’impegna per l’educazione dei Nativi Americani. Ed è proprio un pro nipote di Washakie – James Trosper che dal 2013 ne è Presidente e Direttore Esecutivo.

Si sa invece ben poco della vita di Sacagawea, la donna Shoshone interprete durante la spedizione dei due esploratori Lewis e Clark. Il mistero circonda – infatti – la sua morte. Alcuni ritengono morì nel Dicembre 1802. La pietra tombale  del cimitero delle Wind River Reservation mostra sul granito l’iscrizione con la data di morte 9 Aprile 1884. Molto purtroppo dipende dalle confuse tracce storiche di Sacawea per lo più andate disperse.


Wind River Reservation

La riserva WIND RIVER RESERVATION nel Wyoming è l’unica dello Stato che ospita Nativi Americani: Northern Arapaho  e Eastern Shoshone.

Il centro tribale si trova a Fort Washakie. Il territorio è dislocato tra lo scenografico Wind River Range e le Owl Creek Mountains, oltre 88.000 ettari spartiti tra 4.200 Eastern Shoshone e circa 7.400 Northern Arapaho.

La riserva comprende la cittadina di Riverton che dispone d’aeroporto, ed è circondata dalle cittadine di Lander a sud e Thermopolis a nord-est. La Burlington Northern Railroad scorre lungo il versante orientale della riserva. Il bel fiume Wind River scorre attraverso il territorio, offrendo acqua per l’irrigazione, così come per la ricreazione. Certamente il territorio delle Riserva dei Nativi è uno dei più belli dello Stato del Wyoming. Il Parco Nazionale di Yellowstone dista circa due ore, percorrendo la Wind River Mountains Range ad ovest.
La tribù degli Arapaho del Nord nel Wyoming è uno dei quattro gruppi che originalmente occuparono le foci del fiume Arkansas e del Platte. Parlavano una variante della lingua Algonchina ed erano l’estensione più meridionale di quella tribù. Culturalmente fanno parte dei Plains Indians, Indiani delle Praterie, ma sono distinti da un punto di vista sia sociale che culturale. Con un trattato stipulato nel 1868 gli Arapaho rimasero senza terra e furono costretti a spartire il territorio con gli Shoshone, nel centro-ovest del Wyoming, in riserva.

Lander è un ottimo punto di riferimento nella contea di Fremont: è anche la città delle sculture bronzee e la città che vide arrivare i primi trappers nel 1811, poi presidio militare nel 1869; attualmente confina con la Riserva dei Nativi. Giace sulle sponde del Popo Agie River.

Il Forte Washakie, un tempo una base militare dell’esercito Americano, era spesso frequentato dai Nativi Shoshone. Oggi è diventato il quartier generale della riserva. E’ anche l’unico forte Americano che è stato denominato con il nome di un Capo Indiano. E’ interessate visitare lo Shoshone Tribal Cultural Center che offre un approccio approfondito della cultura della tribù Shoshone. Il centro fu creato nel 1988 ed è ospitato in un edificio storico, protetto e registrato nel National Registered Historic Building. In esposizione ci sono manufatti tribali, pezzi d’arte e d’artigianato, ed una collezione fotografica. La mappa del trattato, così come l’accordo, è in mostra. Sono in distribuzione delle brochure e delle cartine per effettuare un giro autonomamente, unitamente ad informazioni sul Capo Washakie e su Sacajawea.

Pochi sanno che la nativa Lehmi-Shoshone Sacajawea, che accompagnò gli esploratori Lewis e Clark alla scoperta del passaggio a Nord-Ovest, è sepolta nella Wind River Reservation. Mountains, ove non a caso si trova anche la Montagna Sacajawea di oltre 4.000 metri.

Chief Washakie si trova sepolto nel cimitero a Vicino al Forte Washakie si trova la sua tomba, quella del nipote Bazil ed un memoriale al figlio Jean Baptiste. Molti pensano che dopo l’avventurosa esplorazione, si ricongiunse con il suo popolo a Fort Washakie, dove morì l’8 Aprile 1884 e fu seppellita dal reverendo John Roberts. Durante la sua vita a Fort Washakie, Sacajawea fu traduttrice per il Capo Washakie durante le negoziazioni, al fine di stabilire la realtà della Riserva Indiana. Molti la videro indossare una di quelle medaglie di pace che Lewis e Clark distribuirono durante il viaggio. Il cimitero di Sacajawea si trova alle pendici delle colline delle Wind Riverpochi passi del Tribal Center. Nominato nel 1840, fu l’ultimo Capo degli Shoshone; dopo la morte, avvenuta sessant’anni dopo, ormai centenne, fu seppellito nella sezione più antica del cimitero. Il suo funerale fu militare e ricevette l’onorificenza dell’Esercito U.S. Una grande lapide segna il luogo della sua tomba. Durante la sua vita mantenne buone relazioni con il Governo U.S., così come con immigranti e pionieri e la sua massima preoccupazione fu la salute ed il benessere del suo popolo. Nel 1870, il Capo Washakie guidò con 150 Shoshone il Generale Crook nella campagna per far rientrare le bande Sioux e Cheyenne nelle proprie riserve. Questa campagna si concluse con la disfatta e la morte di Custer nel 1876. Anche in questo caso, Washakie sconsiglio l’attacco dell’esercito. Ogni anno si svolge a Thermopolis la Parata Gift of the Waters, creata dal Capo Washakie. Imprese tribali quali Indian Territory a Lander ed Ancient Ways a Washakie, sono attive nel mantenere vive le tradizioni: si commemorano sia il grande Capo Washakie che Sacajawea, al cimitero. Nei weekend estivi si svolgono Powwow, e le terme calde Chief Washakie Hot Springs Spa sono nuovamente attive dopo anni di chiusura.
La Missione di San Michele ed il Museo Culturale dei Northern Arapaho si trova ad Ethete, che significa “buono” nella lingua Arapaho. Ad est, a molte miglia di distanza dal Forte. I vecchi caseggiati un tempo facevano parte della missione episcopale. Faith Hall, l’edificio grande nel retro della missione, era un tempo una scuola. Di fronte a Faith Hall si trova Il Centro Culturale dei Northern Arapaho, che espone manufatti tribali. La missione cattolica di Santo Stefano fu fondata agli inizi del 1900. Gli edifici originali esistono ancora oggi e si tiene una messa nell’antica chiesa restaurata. Un negozio ed un centro per le tradizioni sono aperti al pubblico. Il The North American Indian Heritage Center offre fotografie storiche degli appartenenti alle tribù.

Durante l’estate, nei fine set timana, le danze tradizionali dei Nativi, la musica, il cibo e le feste, caratterizzano i POWWOW nella Riserva WIND RIVER e in tutta la zona circostante. C’è un Powwow praticamente ogni settimana.

Per acquistare i lavori di artisti Nativi, c’è un’azienda privata che organizza la vendita di manufatti: Ancient Ways, i cui proprietari Gary e Cathy sono orgogliosi della qualità della merce che propongono. La collaborazione vicina con gli artisti nativi è importante, tanto che i prodotti fatti a mano sono tutti eseguiti dai vicini di casa di Gary e Cathy, non sono prodotti anonimi, assemblati da qualche fabbrica. Ogni pezzo auententivo ha una sua storia, una tradizione e cura, che lo rendono unico. Gli artisti che forgiano i pezzi hanno imparato l’arte dalle madri, dai padri, dalle zie, dagli zii e dai nonni. Per gli Eastern Shoshone e per i Northern Arapaho quest’arte rappresenta uno stile di vita tradizionale. I bambini appresero ad infilare perline così come appresero a cacciare e cucinare. Gli Eastern Shoshone ed i Northern Arapaho sono famosi per i lavori con le perline. I motivi che creano risalgono ad antiche tradizioni: teepee colorati, montagne stilizzate, penne, impronte di bisonte. Le perline sono impiegate per narrare storie, e molti dei simboli inclusi nei disegni hanno dei significati per le tribù: una croce dentro ad un cerchio simbolizza le quattro direzioni ed il ciclo della vita, ad esempio. Storicamente i lavori di perline degli Eastern Shoshone erano associati ai fiori, mentre i Northern Arapaho usavano forme geometriche astratte. Oggi questa netta separazione non esiste; entrambe le tribù si scambiano idee per ottenere una visione che ritrovi il passato e che mostri i colori del presente. Lo showroom di Ancient Ways si trova sulla Highway 287, una delle maggiori arterie stradali che conduce al Parco di Yellowstone e al Teton. 


SACAGAWEA

Fu una donna nativa americana della tribù degli Shoshoni. (Salmon (Idaho), 1788 – Omaha, 20 Dicembre 1812).

Accompagnò Meriwether Lewis e William Clark durante l’omonima spedizione atta ad esplorare l’America nord-occidentale. Viaggiò per migliaia di chilometri dal Nord Dakota fino alla costa pacifica dell’Oregon tra il 1804 ed il 1806 e Clark la soprannominò “Janey”. Sacajawea nacque nella tribù Agaidika (“mangiatori di salmoni” nell’idioma indigeno) degli Shoshoni i quali vivevano in Idaho. Quando raggiunse i dodici anni venne rapita assieme ad altre ragazze da un gruppo degli Hidatsa durante una battaglia che vide la morte di quattro uomini, quattro donne e molti giovani dei Shoshoni. Sacajawea in seguito fu trasferita in un villaggio Hidatsa presso l’odierna Washburn, in  Nord Dakota. All’età di tredici anni divenne la moglie di Toussaint Charbonneau, un commerciante di pelli francese che viveva nel villaggio, il quale già aveva un’altra moglie di nome Otter Woman. Si pensa che Charbonneau abbia comprato entrambe le “mogli” dalla tribù oppure che abbia vinto Sacajawea al gioco.

Sacajawea rimase incinta nel periodo in cui il “Corpo di Esplorazione” arrivò nelle vicinanze del villaggio Hidatsa per passare il loro inverno a cavallo tra gli anni 1804 e 1805. In quel luogo i capitani Lewis e Clark costruirono il forte Mandan e si informarono tra i vari commercianti se ve ne fosse stato qualcuno in grado di aiutarli da lì in avanti con delle traduzioni fungendo da interprete. I due esploratori convennero per reclutare Charbonneau ed in seguito scoprirono che sua moglie era in grado inoltre di parlare la lingua Shoshoni. Ben presto capirono che avrebbero avuto bisogno di questa coppia per raggiungere la sorgente del Missouri.

Una settimana dopo Sacajawea e Charbonneau entrarono stabilmente nel forte e Lewis stesso poté assistere al parto di Jean-Baptiste l’11 febbraio 1805. Clark e gli altri soprannominarono il neonato “little pomp” o “pompy” col significato di “primogenito”. In aprile il corpo di spedizione lasciò il forte ed iniziò la risalita del fiume Missouri tramite piroghe.

Il 14 maggio 1805 Sacajawea riuscì nell’impresa di recuperare degli oggetti che erano caduti in acqua dopo il rovesciamento di una barca tra i quali vi erano anche il diario ed i rapporti dei due capitani. Questi ultimi elogiarono particolarmente l’avvenimento e nominarono il corso d’acqua “fiume Sacagawea” in suo onore.

Nell’agosto 1805 incontrarono una tribù Shoshoni e tentarono di proporre degli scambi per ottenere dei cavalli per poter attraversare i passi tra le Montagne Rocciose. Sacajawea, che in quell’occasione si rivelò essere la sorella del capo-tribù di nome Cameahwait, si fece avanti nel ruolo di traduttrice.

Il 20 novembre, nel momento in cui erano ormai prossimi alla foce del fiume Columbia, Sacajawea si privò della sua cintura per permettere ai capitani di poter trattare l’acquisto di una pelliccia che avrebbe dovuto essere un regalo per il presidente Thomas Jefferson.

In gennaio, quando l’oceano Pacifico era stato raggiunto e la truppa stava svernando a forte Clatsop, una carcassa di balena si arenò sulla spiaggia e Sacajawea insistette in maniera ostinata per poter vedere quella che per lei era una grande meraviglia. Durante il viaggio di ritorno consigliò inoltre a Clark di passare le Montagne Rocciose in quello che oggi è noto come passo Bozeman, in seguito scelto anche dalla “Northern Pacific Railway” (Ferrovia del Nord Pacifico) come passaggio opzionale per attraversare la suddetta catena montuosa.

Charbonneau e Sacajawea dopo la spedizione passarono 3 anni tra gli Hidatsa prima di accettare l’invito di Clark e di stabilirsi a St. Louis nel 1809. La coppia affidò l’educazione di Jean-Baptiste a Clark il quale lo iscrisse alla Saint Louis Academy. Poco dopo il 1810 (non si conosce la data precisa) Sacajawea diede alla luce sua figlia Lisette.

Secondo dei documenti storici Sacajawea morì nel 1812 di una malattia sconosciuta.

Secondo alcune storie tramandate oralmente dai nativi americani si dice che Sacajawea anziché morire nel 1812 lasciò il marito e si imbatté in una tribù nelle Grandi Pianure durante il tragitto per il ritorno alla sua terra. Qui si sposò e lasciò in seguito la tribù, dopo l’uccisione del marito, per proseguire il suo ritorno verso i Lehmi Shoshoni nel Wyoming.

Una donna Shoshoni di nome Porivo (donna-capo) morì nella riserva indiana di Wind River nel Wyoming, il 9 aprile 1884. Il reverendo che officiò al suo funerale comunicò dopo le esequie che la donna in questione era la nota Sacajawea

Nel 1925 un medico Sioux, il dottor Charles Eastman, venne incaricato dall’Ufficio degli Affari Indiani di localizzare i resti di Sacajawea. Eastman fece visita a varie tribù indiane interrogandole su chi avesse avuto notizie di Sacajawea. Nella ricerca tralasciò comunque la tribù dove Sacajawea passò l’infanzia, gli Agaidika, e quella dove morì Porivo, la donna indiana creduta Sacajawea. La sua conclusione fu che l’ipotesi relativa a Porivo fosse veritiera. Nel 1963 nella riserva indiana vicino a Lander, nel Wyoming, venne eretto un monumento a “Sacajawea degli Shoshoni” sulla base di questa affermazione. 

Una lunga diatriba si svolge da diverso tempo riguardo l’etimologia e la corretta pronuncia del nome dell’amerinda.

Sacagawea: Sacagawea è in assoluto la versione più utilizzata e si pronuncia con la “g” dura. Gli stessi Lewis e Clark nel loro diario la chiamano in questo modo per ben 17 volte. La scrittura “Sacagawea” fu accettata nel 1910 dall’Ufficio Etnologico degli Stati Uniti ed è stata scelta anche per essere rappresentata sul dollaro commemorativo. Naturalmente è utilizzata anche da altre fonti e da moltissimi studiosi di storia.

Sakakawea: Sakakawea deriva dalla parola Hidatsa “tsakáka wía” (donna-uccello) ed è il nome più usato dopo Sacagawea oltre ad essere utilizzato dalle “Tre Tribù Affiliate”, la Hidatsa la Mandan e la Arikara. Questa scrittura è diffusa in tutto il North Dakota dove ha dato anche il nome ad un lago. Non meno importante è il fatto che sia la versione più condivisa tra gli specialisti. Inoltre la Società di Storia del North Dakota (North Dakota State Historical Society) ha trovato dei riferimenti a questo tipo di scrittura, proprio tra le registrazioni del viaggio, secondo le quali Charbonneau spiegò ai membri della spedizione che il nome di sua moglie significava “donna-uccello” ed in aggiunta Lewis scrive di lei utilizzando due modi, tra i quali questo.

Sacajawea: Sacajawea o Sacajewea si dice derivi dalla parola del linguaggio Shoshoni che significa “colei spinge/tira la barca” ed è l’appellativo preferito dalla tribù dei Lemhi Shoshoni i quali sostengono che i rapitori Hidatsa avrebbero semplicemente cambiato il suo nome adattandolo al loro dialetto. Il nativo americano dell’Idaho John Rees si interessò dei fondamenti di questa etimologia nel 1920 ed in un’edizione ripubblicata nel 1970 col titolo di “Madame Charbonneau” sostenne con varie argomentazioni questa tesi.

La parola Sacajawea, usata negli insegnamenti fino al tardo XX secolo, è ormai considerata errata dalle moderne accademie. Il professor Liljeblad dell’Università di Stato dell’Idaho sostiene che sia improbabile che la parola Sacajawea derivi dalla lingua Shoshoni in quanto potrebbe avere delle attinenze con la parola “saiki” (barca) ma il resto del nome risulterebbe incomprensibile a qualsiasi nativo di quella tribù.

Rozina George, lontana parente di Cameahwait (fratello di Sacajawea), sostiene che la tribù dei Lemhi non riconosce la scrittura Sacagawea e nemmeno la relativa pronuncia. La prova viene mostrata dalle scuole e dalle aree commemorative dell’area le quali riportano tutte il nome Sacajawea.

In conclusione possiamo notare come vi siano molte parole Shoshoni che possono essere legate etimologicamente a questo nome e probabilmente non si riuscirà mai ad ottenere una risposta definitiva.

La figura di Sacajawea ha ispirato il film western I due capitani (The Far Horizons, 1955), diretto da Rudolph Maté, con le interpretazioni di Donna Reed (Sacajawea), Fred MacMurray (Meriwether Lewis) e Charlton Heston (William Clark).

La storia di Sacajawea è ripresa e raccontata, in modo romanzato e “groeningiano”, nell’episodio dei Simpson Il tour storico di Marge della quindicesima serie.

Seppure in breve, la sua vicenda è narrata anche nel film con Ben Stiller, Una notte al museo.

A lei è stata dedicata una emissione della moneta da un dollaro.

Durante l’episodio della serie TV Star Trek: Voyager “Coda”, la navetta sulla quale si trovano il Capitano Janeway e il Comandante Chakotay viene identificata col nome Sacajawea.